Confronto risultati fra mastoplastica additiva sottoghiandolare e sottomuscolare

La scelta del posizionamento delle protesi in sede sottoghiandolare o sottomuscolare dovrebbe dipendere soprattutto dalla valutazione di alcuni parametri fisici (larghezza mammella, quantità di ghiandola presente, spessore della cute, etc.) e dal tipo di impianto utilizzato, ma talvolta può essere influenzata dalle preferenze del chirurgo, che può quindi propendere per un’opzione o per l’altra, secondo le sue abitudini.

Nella stragrande maggioranza dei casi, i risultati dell'intervento sono molto buoni e le pazienti sono molto soddisfatte. Tuttavia, entrambe le possibilità non sono esenti da possibili rischi, ma spesso il chirurgo valuta che i benefici di una tecnica siano molto più importanti rispetto alle possibili complicanze.

A questo scopo è stato pubblicato uno studio retrospettivo che ha valutato i risultati di cento mastoplastiche additive sottoghiandolari e cento sottopettorali, in pazienti operate durante un periodo di dieci anni negli Stati Uniti.

Il prerequisito fondamentale per l’ammissione allo studio era che le pazienti fossero inizialmente soddisfatte dell’intervento. Le pazienti furono valutate sia in posizione di riposo, sia durante la contrazione dei pettorali, alla ricerca di malposizionamenti, alterazioni del profilo, asimmetrie ed altre anomalie.

Secondo i risultati di questo studio, il posizionamento sottoghiandolare include una maggiore possibilità di contrattura capsulare (con difetti come malposizionamento, distorsione, asimmetria, alterazioni del profilo), palpabilità dell’impianto e di “rippling” (cioè ondulazioni cutanee, più frequenti con protesi riempite con soluzione fisiologica), soprattutto durante la flessione del busto in avanti.

Il posizionamento sottopettorale fornisce una migliore copertura dell’impianto nel polo superiore, ma è associato con vari gradi di deformità dovute alla contrazione del muscolo con risalita delle protesi in alto e lateralmente, asimmetria ed alterazioni del profilo. Queste alterazioni sono solitamente direttamente proporzionali alla forza del muscolo ed inversamente proporzionali alla quantità di tessuto ghiandolare e cutaneo presente; in altre parole, tanto più forte il muscolo, tanto più evidenti le deformità e tanto maggiore il tessuto di rivestimento, tanto meno evidenti le alterazioni. Per quanto riguarda il rippling, questo risulta molto meno evidente nel polo superiore nella tecnica sottomuscolare, mentre è statisticamente uguale nel polo inferiore nei due tipi di posizionamento.

In sostanza, nonostante la mastoplastica additiva dia quasi sempre risultati molto soddisfacenti, non esiste una tecnica ideale per tutte le pazienti, soprattutto non ne esiste una che sia esente da possibili complicanze, anche minori.

Le pazienti dovrebbero essere ben informate di queste possibili complicanze in modo da poterne discutere col chirurgo, cui comunque compete la scelta del tipo di tecnica da utilizzare.

 

Dottor Giovanni Brunelli

Specialista in Chirurgia

Plastica Ricostruttiva ed Estetica

Via Guido Zadei, 64

25123 Brescia

 

Tel. 030.390790

Cell. 335.294713

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